Il colaggio

Questa tecnica di lavorazione, sviluppatasi dalla seconda metà del ‘700 in poi, è un procedimento produttivo molto utile nella produzione di oggetti che hanno superfici sagomate o di forme non circolari.
Il processo di lavorazione consiste nell’utilizzare l’argilla allo stato liquido, chiamata “barbottina” , la materia viene versata all’interno di forme di gesso, gli stampi, che riproducono gli oggetti da eseguire. Lo stampo, o madreforma, contiene nel proprio interno, il modello in negativo dell’oggetto che andremo a creare. Il gesso, per le sue proprietà idroassorbenti, assorbe l’acqua contenuta nella barbottina, provocando la solidificazione parziale della pasta, creando uno spessore di argilla sulla superficie della forma di gesso. Occorre mantenere la forma sempre piena di barbottina finchè non si otterrà lo spessore desiderato. A questo punto, si può svuotare lo stampo dal contenuto di barbottina eccedente, facendola sgocciolare a lungo creando così la cavità del vaso. Lo spessore della barbottina rassodata, nella forma a vuoto, deve essere in proporzione alla dimensione dell’oggetto da produrre. Il tempo necessario a creare lo spessore nello stampo, dipende dalla densità della pasta argillosa, dallo stato di umidità del gesso, dalla stagione e dall’ambiente più o meno caldo, in cui si opera. Durante la fase del colaggio occorre mantenere il livello della barbottina al di sopra dell’orlo dell’oggetto che si vuole eseguire; generalmente si crea un imbuto all’imboccatura della forma, che serve a tenere alto il livello e funge anche da serbatoio di carico.
Con il passare del tempo, quando l’argilla ha raggiunto la durezza cuoio, si può procedere all’apertura dei vari elementi che compongono lo stampo. L’artigiano, a questo punto, dovrà ripulire la superficie dell’oggetto dalle sbavature e le imperfezioni impresse dallo stampo.