Piergiuseppe Pesce

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Piergiuseppe Pesce è nato a Napoli nel 1965 lavora e vive a Gualdo Tadino.

Piergiuseppe Pesce, artista controverso e spesso discusso, rivolge la sua attenzione agli oggetti, ai miti, e ai linguaggi della società dei consumi.
Vicino alla corrente internazionale e postmoderna del Neo Pop, miscela i simboli di culture diverse rimandando al grafitismo urbano, al mondo dell’underground, ma anche ai fumetti e al web design.
Nel suo universo artistico disparati soggetti sono costretti a coabitare in un improbabile spazio comune. Nelle opere di Pesce, infatti, si parla della fine dell’eurocentrismo, della globalizzazione, della disintegrazione dei vecchi modelli di relazioni umane e sociali.
Attraverso il linguaggio critico e ludico che lo caratterizza, anche la carrellata di personaggi e simboli che l’artista propone rappresentano un grande riassunto del secolo che ci siamo lasciati alle spalle, dove non mancano le contraddizioni.
Nelle sue opere tutto sembra mescolarsi, ricombinarsi, riprodursi, nascondersi e riaffacciarsi, seguendo il gioco delle possibilità o meglio la legge statistica delle probabilità.

Le minuscole facce del Cubo di Rubik, con il quale professa il suo personale “Nuovo Cubismo”, creano un muro fantastico, uno schermo fisso, una realtà che da virtuale diventa concreta e bidimensionale. Se dunque il Muro di Berlino è caduto, ecco sorgerne un altro, una specie di barriera che attrae e respinge.
Lo spettatore entra di diritto a fare parte della scena personificando se stesso e partecipa ad una performance destinata sia ai principianti che ai giocatori più esperti.

La grande lezione delle avanguardie storiche del Novecento arriva fino a noi in veste contemporanea e concettuale.
Anche questa in fondo è un’eredità del nostro secolo: un nuovo approccio nel fare arte e nel fruirla, un’apertura a 360 gradi verso il mondo in cui viviamo e che solo ora possiamo percorrere contemporaneamente sia in senso geografico che in senso storico.

Dopo il successo di critica e di pubblico ottenuto a Los Angeles, con la partecipazione alla mostra “Skies (Nel blu dipinto di blu)”, a cura di Adelinda Allegretti, presso il Latino Art Museum, Piergiuseppe Pesce ha conquistato anche la capitale vincendo lo scorso gennaio il Premio “Art Caffè letterario – Esposizione di Arte Contemporanea”, con l’istallazione “Nuovo cubismo”.
Il suo originale e provocatorio linguaggio artistico è stato particolarmente apprezzato dalla critica, che lo ha decretato all’unanimità vincitore dell’edizione appena trascorsa.
L’opera vincitrice, ammirata per il suo originale linguaggio, è realizzata con assemblaggi di cubi di Rubik raffiguranti soggetti tratti dal mondo mediatico, icone del quotidiano note a tutti e riconoscibili.

foto 2 webE non solo: i lavori di Pesce hanno catturato l’attenzione del documentarista d’arte Roony Wilson, che ha girato un video sulle sue opere proprio a Gualdo Tadino, all’interno della Cube Gallery.
Il regista inglese era presente in Umbria, per l’esattezza a Città di Castello, per girare un documentario sulle opere del maestro Burri, e, interessatosi all’espressività di Pesce, ha deciso di riproporre ai suoi studenti di Manchester i lavori inediti dell’artista gualdese, comprese le installazioni, da lui molto apprezzate.

Le opere di Piergiuseppe Pesce sono attualmente presenti anche nella Galleria Bricklane, nell’Est Side di Londra e saranno successivamente collocate in una mostra collettiva a Napoli, che verrà curata dai critici d’arte Massimo Sgroi e Nello Arionte, gli stessi autori che avevano portato i lavori di Pesce a Catania, nella mostra dedicata alle icone di questo secolo nel campo della musica dal titolo “Cover Art” e “Music Icons”, che ha riscosso un successo di pubblico e critica.

Mescolando il linguaggio Dada degli inizi del XX secolo, la Pop Art degli anno ’50 e la corrente post-moderna del Neopop – ci spiega l’artista – ho eletto a filo conduttore della mia creatività quei soggetti simbolo del nostro universo politico, religioso, culturale e mediatico, quelle icone del quotidiano, quei miti che hanno affollato e caratterizzato lo scorso secolo, e li ho accostati in un ideale riassunto iconografico, da cui traspare il distacco e la fuga dell’uomo contemporaneo rispetto ad essi, inevitabilmente decaduti o destinati comunque a decadere”.

L’EPITAFFIO DI VITTORIO SGARBI
Lo scorso aprile a Gualdo Tadino sono stati inaugurati i restauri della Pinacoteca civica. Alla cerimonia era presente Vittorio Sgarbi, nel corso della quale il noto critico d’arte ha presentato il suo ultimo libro, “Il Tesoro d’Italia. La lunga avventura dell’arte italiana”.
Al termine della mattinata Piergiusppe Pesce ha omaggiato Sgarbi a suo modo: con un epitaffio che ritrae il critico d’arte sdraiato ai piedi del Polittico di Niccolò Liberatore.

Sgarbi, sorridendo, ha eufemisticamente mandato al diavolo l’artista, mostrando però di gradire l’opera ripresa da una sua foto scattata lo scorso mese di settembre durante la visita fatta a Gualdo Tadino in occasione dei Giochi de le Porte.
Provocatoriamente Vittorio Sgarbi si sdraiò alla base del capolavoro contenuto nel Museo Civico “Rocca Flea” e Piergiuseppe Pesce ha ripreso quell’immagine con il suo stile, facendone appunto un epitaffio.
Una provocazione al quadrato da cui è nata quest’opera che è entrata a far parte della collezione privata del critico.