GIUSEPPE UNCINI

Giuseppe Uncini nasce a Fabriano (Ancona) nel 1929. Lavorando come disegnatore-litografo a Fabriano e a Falconara Marittima alla fine degli anni Quaranta fa sue le tecniche dell’incisione e del disegno, sviluppando una manualità che segnerà profondamente il suo rapporto con l’arte. Invitato dallo scultore Edgardo Mannucci, nel 1953 si trasferisce a Roma, ospite nello studio dello scultore che, in quegli anni, era un punto di riferimento della vita artistica della capitale. In questo ambiente fervido di idee e personalità di spicco (Burri, Capogrossi, Afro, Colla, Turcato, Leoncillo, De Kooning) intraprende la sua prima fase artistica all’insegna di un fare ancora molto legato alla pittura informale.
Se ne stacca molto presto assumendo non solo delle caratteristiche originali a livello di “significati”, ma soprattutto di tecnica; sabbie, cemento, cenere, terre e ferro sono i materiali dei quali si serve allo scopo di abbandonare tela e colori per arrivare all’autonomia d’espressione delle sue sculture: il suo primo Cementarmato è del 1958. In questi anni iniziano le esposizioni personali e collettive con Schifano, Angeli, Manzoni, Lo Savio e Festa. Particolarmente significativa è la personale alla Galleria L’Attico di Roma nel 1961: un’occasione fondamentale per presentare il suo lavoro e darne una lettura completa.
Ciò che lega Uncini al clima artistico internazionale è la volontà di andare oltre la superficie pittorica per intervenire nello spazio con una tecnica assolutamente nuova; creando non una nuova espressione, ma degli oggetti autorappresentanti e autosignificanti.
Nel 1962 fonda con Biggi, Carrino, Frascà e Santoro il Gruppo 1 al cui interno lavorerà sino allo scioglimento del Gruppo, avvenuto nel 1967. Nel programma di superamento dell’Informale, proposto dal Gruppo, Uncini si inserisce con i suoi Cementarmati. Del 1964 sono i Ferrocementi, opere in cui l’interesse si accentua per la contrapposizione spaziale tra linea e superficie. Alla XXXIII Biennale di Venezia (1966) partecipa con le opere Strutturespazio, opere interamente in metallo che sviluppano il rapporto fra la struttura e lo spazio tridimensionale.
Seguono le opere in mattoni che si compongono in archi, colonne, contrafforti: Piccolo muro, Arco, Muro con speroni. Il nuovo elemento linguistico – il mattone, appunto – sottolinea la polarità tra il volume positivo dell’architettura e il volume negativo dell’ombra. Questa ricerca porta a nuove scelte e soluzioni: con Ombra di due parallelepipedi del 1972 il processo di costruzione si sposta dall’oggetto alla sua realtà rovesciata: l’ombra. Sino al 1978 continua l’indagine sullo spazio con le opere della serie Ombre. Il continuo rinnovarsi lo porta, negli anni Ottanta, alla serie, sempre in cemento, delle Dimore. Nel 1980 espone allo Studio Marconi di Milano ed alla Galleria Rondanini di Roma La dimora delle cose, serie di opere realizzate con tecniche miste, a cui seguono gli Spazi di ferro e l’attuale serie degli Spazicemento. In questi ultimi lavori, iniziati nel 1993, Uncini ritorna all’uso del cemento armato al posto del laminato di legno ricoperto con il cemento utilizzato nella serie delle Ombre e rimette in discussione la tridimensionalità raggiunta con gli Spazi di ferro.
Nel 1995 sperimenta, in un numero ristrettissimo di opere, l’uso del colore blu.
Fra le principali esposizioni personali si ricordano quelle di New York (The Contemporaries Art, 1959), di Milano (Studio Marconi, 1973, 1980, 1995), di Torino (Galleria Stein, 1975, ), di Gubbio (Palazzo dei Consoli, 1979), di Roma (Galleria Rondanini, Galleria Mara Coccia, Galleria l’Attico).
Partecipa, inoltre, ad importanti rassegne nazionali ed internazionali, fra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma.Negli ultimi anni ottiene una serie di prestigiosi riconoscimenti: nel 1988 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli conferisce il Premio Antonio Feltrinelli per la Scultura; nello stesso anno ottiene il “VI Henry Moore Grand PrizeExhibition” dall’Hakone Open-Air Museum a Kanagawa-Ken; nel 1995 riceve il “Premio alla carriera” dal presidente della Repubblica.